Top

Perché i Commenti sui Blog/Siti sono (quasi) sempre Negativi? Uno Studio svela i motivi

Se sotto i post del tuo blog trovi solo feroci critiche, non preoccuparti. Non è detto che tu sia un cattivo blogger e/o giornalista. Una ricerca spiega perché

Studio sui comportamenti emotivi degli utenti

Segue articolo cc di Wired italia:

A noi che pubblichiamo ogni giorno articoli online capita spesso. Hai scritto un pezzo, ci hai lavorato ore, l’hai pure riscritto un paio di volte, perché ci tieni che venga bene. Alla fine il pezzo viene pubblicato, quando ti ricolleghi ti accorgi che ci sono cinque commenti, li vai  leggere: sono tutti negativi. Peggio, sono arrabbiati, irrazionali, spesso e volentieri privi di argomentazioni. Insomma, il tuo pezzo infastidisce, mette di cattivo umore. Significa che sei un cattivo giornalista? Meglio attaccare la tastiera al chiodo?

Può essere, ma non è detto.

Secondo una ricerca condotta dalla University of Technology di Varsavia, infatti, la maggioranza degli utenti Web più attivi tendono a postare commenti negativi e irrazionali sotto gli articoli che leggono. Per dimostrarlo, il team ha passato in rassegna i 250.000 interventi postati tra il 2005 e il 2010 da 18.000 utenti del forum del sito Bbc News, su argomenti come la religione e le tematiche etiche. Usando una tecnologia semantica chiamata sentiment analysis, i ricercatori hanno vagliato ogni singolo commento per valutare se si trattasse di un intervento oggettivo (e quindi più razionale) o soggettivo (e quindi più dettato dalle emozioni). Gli interventi risultati “soggettivi” poi sono stati ulteriormente suddivisi tra commenti positivinegativi. La maggior parte degli interventi ricadeva in quest’ultima sottoclasse.

“Le emozioni negative sono una motivazione che induce coloro che partecipano ai form a esprimere la propria opinione (e anche la propria emozione) durante la scrittura di un post”, spiegano i ricercatori, “Gli utenti attivi sono quelli caratterizzati da emozioni negative e sembrano fungere da elementi chiave fondamentali per mantenere viva la discussione sull’argomento”.

Perciò, prima di abbatterti per la quantità di commenti al vetriolo che il tuo post si è procurato, prova a informarti su quanta gente ha effettivamente letto il tuo pezzo: è probabile che superino di gran lunga il numero dei commentatori. Nel valutare la componente “emozionale” delle reazioni a un contenuto, bisogna inoltre considerare qual è l’argomento trattato. Un post sull’eutanasia è probabile che attragga legioni di commentatori inviperiti, pronti a rovesciare sul Web tutta la propria frustrazione morale. Un post sulla settimana dell’infanzia invece probabilmente collezionerà, all’opposto, decine di commenti positivi.

La sentiment analysis tuttavia può tornare utile anche per valutare l’andamento di un sito Web e, di conseguenza, per correggere la rotta dei pezzi pubblicati al fine di intercettare un numero maggiore di lettori entusiasti. Si tratta di un campo di ricerca in forte crescita. Mese dopo mese in rete compaiono nuovi tool che sfruttano algoritmi semantici per valutare il mood, il contenuto, la frequenza d’uso e la carica virale di social network e singoli siti web.

Programmi come Tweetfeel e Twendz permettono di valutare l’orientamento emozionale degli utenti di Twitter riguardo particolari argomenti, o particolari brand. Ma si tratta di tool basilari e poco indicativi al confronto di altri giganti del social media monitoring. Lithium, ad esempio, fornisce servizi indirizzati a chi si occupa di marketing e product placement. Utilizzando algoritmi per l’analisi del linguaggio, Lithium setaccia tweet, blog, siti web e l’intera sfera dei social media alla ricerca di potenziali clienti o di persone che già conoscano un determinato brand. Da questa montagna di dati ottengono indicazioni sul sentiment che i consumatori nutrono verso un particolare brand, quanto se ne parla, in quali occasioni il brand entra nelle discussioni. E i sondaggi? Preistoria.

Ma esistono tool utilizzabili anche dai singoli blogger o webmaster. Wingify, per esempio, ha lanciato ContextSense, un tool che ti permette di valutare il sentiment di chi orbita intorno al tuo sito Web, di individuare gli argomenti più apprezzati e quelli che generano una maggior discussione. Utilizzarlo è semplice, basta inserire l’Url del tuo sito Web. Altri software sono in fase di studio, molti stanno provando a insegnare al software semantico lo slang, le abbreviazioni e, non ultimo, il sarcasmo.

Se vuoi approfondire vai alla ricerca in inglese( PDF).

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensate? lasciate un commento.

email
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Non perdere l'opportunità di ricevere il meglio di Ziogeek!


Commenti


Fatal error: Uncaught Exception: 12: REST API is deprecated for versions v2.1 and higher (12) thrown in /home/ziogeek/public_html/wp-content/plugins/seo-facebook-comments/facebook/base_facebook.php on line 1273