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Digitale Terrestre: Ecco Perchè E’ Una Tecnologia Già Obsoleta

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L’arrivo del digitale terrestre, o in sigla DTT, ( Digital Terrestrial Television), e la parziale copertura entro l’anno,(quella completa è prevista entro il 2012)di tutte le regioni d’Italia, sta causando non poche problematiche e disservizi.

Da un punto di vista puramente tecnico, il segnale televisivo è un’informazione elettronica e, in quanto tale, può essere rappresentato in forma analogica oppure in forma digitale.

Digitale Terrestre, già obsoleto ancora prima di arrivare

I vantaggi rispetto alla televisione analogica tradizionale dovrebbero essere una miglior qualità audiovisiva, possibilità di programmi interattivi e un maggior numero di canali disponibili grazie a una tecnica di compressione dati all’interno della banda di frequenza utilizzata da un singolo canale.

Ma allora perchè tutte queste polemiche e malumori in quella che a rigor di logica costituisce un’importante innovazione tecnologia nel nostro paese?

Adoption-Map_DVB-T

(Clicca per ingrandire)

Procediamo per tappe…

Nel 2008 inizia il programma volto a portare il digitale terrestre nelle case di un ristretto numero di italiani… mi riferisco alla regione Sardegna. In molte zone della regione ancora oggi molte famiglie sarde non solo non ricevono il segnale digitale ma neppure quello analogico in quanto quest’ultimo è stato soppresso spegnendo i relativi trasmettitori.

Un’altra problematica del digitale terrestre è che a differenza di quello analogico, il segnale digitale è immune ai disturbi fintantochè questi rimangono di lieve entità; in caso contrario un’eccessiva soglia di disturbo o interferenza fa perdere completamente qualsiasi valore di informazione col risultato di una schermata blu sul vostro nuovo schermo LCD.

E poi c’è la beffa di chi ha comprato il decoder gli anni passati, con il sorriso stampato in faccia, consapevole di aver fato un’ottimo acquisto qualità-prezzo. Con lo switch off, la Rai ha adottato le nuove frequenze VHF europee e le frequenze che saranno utilizzate in Italia corrispondono ai  54 canali, 48 in banda UHF e 6 in banda III VHF.

Quest’ultime, le frequenze III VHF, non vengono captate dai decoder terrestri più vecchi o di qualità tecnica scadente (mi riferisco anche ai primi decoder integrati nei TV LCD). Una guida di ricezione per i segnali della RAI la potete trovare a questa pagina.

Nonostante il numero di frequenze e canali sia più alto che in quello analogico, un’ ipotesi, non cosi poi futuristica, di portare il segnale in alta definizione HD sul DDT, porterebbe a una riduzione di canali in quanto lo spazio occupato risulterebbe troppo elevato.

Ma il problema è più grave del previsto. Molte zone d’Italia (senza contare quelle collinari e montane) continuano a non ricevere tutti i canali disponibili e non basta un semplice orientamento dell’antenna per risolvere il problema.

Oltre 3 milioni di utenti, ( 5% della popolazione) vivono in zone non sufficientemente coperte dal segnale. Per loro il decoder terrestre è già morto in partenza!

Arriva allora un’altra soluzione: Il digitale terrestre trasmesso via satellite!

Eh.si…- come se la faccenda non era già complicata – ecco che una nuova avventura satellitare prende il via libera. Si chiama TVùSat con partecipazioni del 48% Mediaset, 48% Rai e 4% La7.

TvùSat è la nuova piattaforma satellitare gratuita che compenserà finalmente, il gap tecnologico del digitale terrestre, nelle zone interessate,  attraverso l’uso dei satelliti di Eutelsat.

Tutti felici quindi..? Diciamo che dipende dai punti di vista; Infatti, TvùSat, come lascia anche intendere il nome stesso, richiederà una parabola (va bene anche quella di Sky) e un decoder speciale per funzionare.

Un classico decoder satellitare, infatti, potrà visualizzare solo una parte delle trasmissioni in quanto queste verranno adeguatamente criptate con lo standard Nagravision. Sarà dunque necessario acquistare un nuovo decoder che sia compatibile con questo standard.

E il decoder terrestre? ..ahah quello? .. LUI non servirà più!

A tutto questo sommiamo il fatto che lo standard europeo attuale DVB-T, che definisce le attuali trasmissioni in digitale terrestre (la pubblicazione dello standard DVB-T risale al 1997 :) ) sta per testare, come tutte le tecnologie, una nuova versione aggiornata, il DVB-T2, che richiederà in un futuro prossimo ( non meno di 5-6 anni) l’acquisto necessario di nuovi decoder MA sarà lo standard di riferimento per la diffusione di servizi televisivi in HDTV su reti terrestre.

L’analisi tecnica sul prossimo standard DVB-T2 la trovate in questo PDF completo. La RAI lo sta già testando.

E voi come vi trovate con il digitale terrestre?

Commentate:)

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