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La Guerra Dei Copyright, Se Tutti Facessero Come Apple….

Fino ad oggi sono state combattute solo piccole battaglie, qualche chiusura di sito, qualche censura, nulla di più, ma con la proposta di legge statunitense SOPA e con la chiusura di MegaUpload.com la guerra dei copyright può ormai essere dichiarata aperta. In tutto il mondo stanno avanzando leggi che consentiranno la chiusura di siti che contengano o pubblicizzino in qualche modo contenuti che violino i copyrights, ed a condurre questa crociata sono le principali etichette discografiche e case di produzione cinematografiche, che vorrebbero impedire in maniera categorica la diffusione non autorizzata dei propri prodotti.

La mossa vincente di Apple

L’altro giorno un mio amico mi ha detto: “Come cavolo avrà fatto Apple a convincere le case discografiche ad accettare un sistema come quello di iTunes Match?”. Beh, la risposta è semplice: provate a pensarci, quanto avreste speso quest’anno per acquistare musica? Probabilmente niente, però siete disposti a pagare 25 dollari per un servizio come iTunes Match. Ok, Apple se ne terrà molti di quei 25 dollari, ma intanto le case discografiche hanno recuperato delle entrate che altrimenti non avrebbero assolutamente avuto.

Io vedo iTunes Match come una mossa vincente di Apple fatta in extremis per salvare il salvabile. Ma quest’idea brillante nata a Cupertino mi ha fatto molto pensare. Effettivamente noi siamo molto più propensi a pagare un fisso annuale o mensile per un certo servizio piuttosto che pagare ogni singolo prodotto. Questa osservazione porta a chiedersi come mai le case discografiche e cinematografiche non abbiano mai pensato a creare delle sorte di abbonamenti che diano accesso a tutti i loro prodotti per un certo periodo.

Provate a pensare cosa succederebbe se una grossa casa discografica come Sony proponesse un abbonamento annuale a 10 o 15 dollari: probabilmente giudichereste il prezzo accettabile e acquistereste il prodotto anche per poter avere una qualità maggiore, inoltre avreste la possibilità di scoprire nuovi artisti e cantanti, il tutto senza dover spendere soldi per della musica che poi potrebbe non piacervi.

Insomma, le aziende produttrici di contenuti multimediali dovrebbero cominciare a pensare a forme di mercato alternative a quello classico, puntare sulla possibilità di vendere abbonamenti o pacchetti a un numero nettamente maggiore di persone riuscendo a mantenere prezzi più bassi e accessibili, cercando insomma di non dichiarare guerre sanguinose ai violatori di copyright, ma offrendo servizi di qualità che convincano la gente ad abbandonare le vie pirata di internet.

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