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Mulve: La RIAA Lo Ha Fermato (O Forse No?)

La scorsa settimana una impressionante nuova applicazione per il download di musica è diventata un fenomeno internazionale .

Stiamo parlando di Mulve, segnalata nei giorni scorsi,  che in poche ore è diventata cosi popolare  da non fare riuscire ai server la gestione della  mole di downloads.

La RIAA ha fermato Mulve?

Ieri sera il sito è stato in down per un discreto tempo ma non per la richiesta eccessiva,bensì grazie agli avvocati presso la RIAA Recording Industry Association of America) la società che rappresenta i distributori dell’ industria discografica negli Stati Uniti.

Ma se i server erano fuori dalla legislazione degli Stati Uniti come ha fatto la RIAA a intervenire? Un Errore fatale di Mulve….

Mulve non è una tradizionale applicazione P2P che funziona attraverso la condivisione tra pari. L’applicazione preleva musica da un array di server veloci in Russia . Gli sviluppatori hanno creato un database di 10 milioni di tracce e la velocità di download sono eccezionali (si arriva a picchi di 800kb/s tranquillamente con una normale connessione Adsl).

Sembra che la RIAA ha scoperto che un piccolo elemento del sito è stato ospitato con la statunitense Hostgator, un impresa di servizio Hosting USA. Una volta che tale elemento è stato deposto gli avvocati della RIAA hanno subito segnalato una violazione della DMCA (una legge che rende illegali la divulgazione di materiale coperto da copyright) e la richiesta di sospensione è stata pertanto resa esecutiva.

Nel frattempo Mulve ha fatto sapere di stare lavorando a un nuovo aggiornamento che permetterà di migliorare l’applicazione, ma non c’è al momento nessuna notizia su quando il sito e l’applicazione tornerà di nuovo attiva.

E’ molto probabile che questa volta staranno più attenti alla locazione degli elementi e dovranno giocare di astuzia trasferendo tutto oltre oceano. La corsa del gatto al topo si ripete…

Intanto alla RIAA gli avvocati non sono le uniche persone a cui la società sta  gettando soldi – In questa  nota dello scorso luglio viene reso pubblico lo “stipendio”  del CEO Mitch Bainwol il quale riceve 1,91 milioni dollari di stipendio annuo,  con “altri compensi” dalla RIAA e  delle “organizzazioni collegate“, che offrono altri $ 123.000.

La RIAA può davvero giustificare lo stipendio del suo CEO, quando ad oggi,  non è ancora riuscita a proteggere con successo la proprietà intellettuale?

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