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Steve Jobs, L’Uomo Che Ha Cambiato Il Mondo


I funerali di Steve Jobs si sono svolti ieri, secondo rito buddhista, in forma strettamente privata: a rivelarlo è stato il Wall Street Journal, ma non è una grande novità. Era risaputo che Jobs fosse un uomo schivo e non amante della celebrità. Ma perché in questi giorni la sua faccia ha riempito le testate di tutti i giornali, telegiornali e siti web del mondo? Lo meritava davvero?

Per carità, non staremo qui ad osannare Jobs come fosse stato un dio umano. Eppure bisogna riconoscere che quest’uomo, durante la sua breve vita, ha davvero rivoluzionato il nostro modo di vivere. Mentre la sua sfida personale con il cancro lo metteva in ginocchio, ha continuato a sfornare idee e invenzioni capaci di ridisegnare la cultura moderna.

Sony prepara un film sull’ex presidente di Apple

Incredibile pensare che a soli 12 anni si prese la briga di telefonare ad un guru di quei tempi qual era William Hewlett. Incredibile pensare anche che con lui la Pixar riuscì a sfornare capolavori quali Toy Story nonostante qualche anno prima fosse un’azienda semisconosciuta. La sua più grande rivoluzione però è stata, e dobbiamo ammetterlo, l’iPad.

La tavoletta magica, oggetto di sguardi attoniti e scettici al suo debutto, ha stravolto la concezione del computer e dell’informazione: è lei la vera erede della carta stampata, dei libri e dei quotidiani. Sarà proprio l’iPad, e non il computer, tantomeno il telefono, a ridisegnare in chiave tecnologica il modo di comunicare e informarsi.

Un’invenzione di cui solo ora si capiscono le potenzialità, e che un genio come Steve Jobs aveva già immaginato chissà quanti anni fa: forse molti di più di quelli che crediamo noi. Alla stregua di Gutenberg, Galileo e il suo telescopio e forse persino di Leonardo da Vinci, Jobs ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’umanità, e non ci stupiamo se nel futuro sarà ricordato come un grande innovatore.

Non tutti, però, la pensano così: c’è una voce fuori dal coro, quella di Richard Stallman, l’eclettico e anticonformista fondatore della Free Software Foundation. Secondo lui, la scomparsa di Jobs è addirittura un bene per l’umanità. Forse è parecchio esagerato, ma Stallman non è stupido (ha ricevuto molte lauree ad honorem ed è ricercatore non pagato al MIT) e vede più avanti di noi: si rende conto di come una incontrollata crescita del software proprietario e dell’informatizzazione ci proiettino in un futuro tutt’altro che roseo, in cui prenderà vita – secondo le sue idee – il romanzo 1984 di George Orwell.

D’accordo, le battaglie di Stallman sono sacrosante. Non accettiamo di essere controllati e di lasciare che la nostra vita venga gestita da un software o una macchina. Ma la colpa non è di Jobs, né di Bill Gates o altri come loro: la colpa è nostra, che in quanto esseri umani cerchiamo di andare oltre le nostre possibilità uccidendo la libertà altrui. Jobs ha solo segnato il nostro domani con le sue invenzioni, sarà nostro compito usarle nel modo giusto.

Cosa ne sarà dunque del padre della Apple? Forse rimarrà nei libri di storia, forse soltanto nelle foto datate, oppure in qualche remake del film che la Sony sta già finanziando e che uscirà nelle sale chissà quando. C’è chi dice che abbia lasciato un ‘tesoretto’ alla Apple con idee e invenzioni per altri 4 anni, così da evitare che l’azienda – in sua assenza – perda il timone. Ed intanto nei negozi americani pare che il suo immancabile dolcevita nero abbia già registrato un tutto esaurito.

Forse allora Jobs non era soltanto un inventore, un guru o un genio. Era il simbolo dell’uomo moderno, con l’incertezza del proprio domani e con la paura di ciò che non si conosce. Ma con un obiettivo da realizzare: utilizzare la propria vita per lasciare un segno.

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