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Yahoo E Il Suo Futuro, C’è Aria Di Cessione

Sono tempi duri questi che corrono. Ne sta risentendo tutto il mondo, a partire dall’America fino ad arrivare in Europa, non c’è scusa che regga. Probabilmente siamo nel mezzo di una recessione e come tale moltissime società risentono sul colpo ricevuto. In questo articolo parliamo di Yahoo, il noto motore di ricerca con sfondi giornalistici ed editoriali, unico nel suo genere.

Microsoft e Facebook i primi

Dopo aver licenziato l’ormai ex CEO Carol Bartz, il futuro per Yahoo appare decisamente molto meno colorato. La nota società di Sunnyvale, guarda caso sempre in California, sta programmando i prossimi passi per sistemare quei determinati affari che vanno sempre più in crisi. Si pronostica che se l’andazzo è il seguente, anche più avanti, il rischio più concreto è quello di gettare Yahoo nelle mani di qualcuno decisamente più forte ed in grado di poterlo mantenere, anche a debito, sperando poi in un futuro decisamente più prosperoso.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Yahoo avrebbe intenzione di promuovere cambiamenti ancora più significativi del licenziamento dell’ex CEO. Sono in molti a credere che la società stia seriamente valutando un eventuale cessione. I possibili investitori però non sono di certo molti e nemmeno chissà quanto motivati, dato che per un motivo o per l’altro già stanno investendo su cose ben più appropriate.

Il primo candidato della lista risulta essere Microsoft, che così potrebbe mettere le mani su Yahoo dopo un offerta rifiutata ben due anni fa, quando le cose andavano leggermente meglio. Da alcuni rumors interni sembrerebbe però che Steve Ballmer non sarebbe più interessato al gruppo di Sunnyvale. Chi si fa avanti dunque? Un altro possibile acquirente risulterebbe essere lo stesso Mark Zuckerberg, di Facebook.

Amplierebbe così il parco utenti e il parco notizie, avvalendosi non solo di un Social Network ma ben sì di un motore di ricerca e di notizie sempre aggiornate provenienti da fonti interne. Google? Impossibile dato che finirebbe in un contrasto aperto con l’antitrust. Cosa succederà? Vedremo più avanti.

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